DETECTIVE PER CASO

IL RITORNO DI JOEL

GIUGNO

(volume 6 di 12)

Pagina speciale: Detective per caso - Il ritorno di Joel
Dodici mesi, tanti casi da risolvere e una grande sfida con il diario.
Vai alla pagina speciale

ISBN BROSSURA: 9791282384094

Autore: Kalel Abellium

Titolo: DETECTIVE PER CASO - IL RITORNO DI JOEL

Sottotitolo: Giugno

Mese di pubblicazione:  LUGLIO 2025

Numero di pagine: 172

Prezzo: € 11,00 (Brossura) - € 3,99 (E-book)

Genere: NARRATIVA. Giallo - Mistero

Il libro

Giugno cambia ritmo: il diario richiama Giorgio dove storia e presente s’incastrano come fotogrammi tagliati. A Torino, 1947, un regista viene trovato senza vita al Cinema Lux; sul pavimento una bobina “integrale” e una sequenza mancante che tocca la nascita della Repubblica. La verità, qui, non è solo montaggio: è potere.

Nel presente, una cartolina scritta con la sua stessa grafia lo conduce a Drubiaglio: sotto una botola, un corpo carbonizzato, un anello contraffatto e una chiavetta sepolta che ribaltano tempi e colpe. Joel è bussola e specchio: il passato è più vicino di quanto sembri.

Susa custodisce un enigma ostinato: un tavolo “sempre prenotato”, un uomo che crolla tra i bicchieri, un bossolo lucente e una clausola antica come una maledizione familiare. Nella sala, ogni sguardo è un movente.

Poi Venezia, 1756: ballo in maschera, mercante colpito da un pugnale di casato, amori segreti, affari e un testamento capace di spostare eredità e rancori. Nessuna maschera dice la verità, tutte la suggeriscono.

Sulle Alpi sopra Bussoleno, un rifugio si fa teatro: un escursionista avvelenato con aconitina, quattro presenze e una tazza rovesciata che vale più di mille testimonianze.

Infine Kyoto, 1603: un abate sgozzato sotto il ciliegio, un documento sepolto che incrina un tempio, un novizio, un samurai, una geisha — e la domanda che resta: la pace regge la verità? “Il ritorno di Joel – Giugno 2025” è un mosaico di casi e scelte: niente colpevoli svelati, solo piste da seguire fino all’ultima pagina.

Leggi le prime pagine

Primo giugno 2025

 

Questa mattina mi sono svegliato prima del solito, con quella strana sensazione che ormai conosco bene. Quando il diario mi chiama, lo fa in silenzio, senza spiegazioni. Eppure, ogni volta che lo apro e trovo una nuova scritta dove prima c’era solo carta bianca, so che qualcosa sta per accadere. Ho fatto colazione in fretta, poi ho preso il diario, l’ho aperto nella giornata di oggi e ho trovato la fatidica frase.

Torino, Primo giugno 1947 – Cinema Lux, ore 10.30.

La luce bianca mi ha avvolto e, in una frazione di secondo, mi sono ritrovato davanti alla stazione di Porta Nuova. Ad aspettarmi c’era già Joel, appoggiato alla parete dell’ingresso con il suo sorriso furbesco e il classico abbigliamento da folletto, che solo io vedo quando siamo nel passato. Il riflesso alla porta mostrava però un ragazzo di 25 anni, bello ed elegante.

Torino mi è apparsa in un silenzio che oggi non esiste più. Era una domenica mattina, e la città sembrava sospesa tra la speranza e il ricordo della guerra. I tram verde scuro della società “Belga” erano pieni, le insegne sulle botteghe portavano nomi che oggi nessuno ricorda più. Abbiamo camminato per qualche minuto in direzione di via Roma, poi nella Galleria San Federico dove un’insegna indicava il Cinema Lux.

Fuori c’era una piccola folla. Molti erano in abito scuro, con le donne in tailleur e capelli raccolti. Si capiva che era un evento importante. Il primo anniversario della Repubblica, dopotutto, non era una data qualsiasi. Sul manifesto all’ingresso c’era scritto: Proiezione speciale – Documentario celebrativo dello Studio Luce – La Nascita della Repubblica. Regia di Giulio M. Varetto. Il nome non mi diceva niente, ma il tono del manifesto lasciava intendere che si trattava di un lavoro ufficiale, forse anche supervisionato dalle istituzioni.

Siamo entrati senza troppe difficoltà. Joel ha finto di avere un invito da parte di un giornale parigino, e come al solito, l’hanno lasciato passare senza battere ciglio. La sala era elegante, con le poltrone in velluto rosso e il soffitto decorato da stucchi e lampadari di cristallo. Ci siamo seduti a metà, in una posizione che ci permetteva di osservare sia lo schermo che le persone presenti.

La proiezione è cominciata puntualissima. Sullo schermo sono apparsi i volti di De Gasperi, di Nenni, di donne che votavano per la prima volta. C’erano scene dei seggi del 2 giugno 1946, poi il discorso del re in esilio, i funerali di guerra, le prime manifestazioni per la pace. La voce narrante era profonda, autorevole, con quel tono un po’ didascalico tipico dei cinegiornali del tempo. Tutto sembrava filare liscio, fino a quando, quasi impercettibilmente, l’immagine ha avuto un piccolo tremolio. Pochi secondi. Forse meno.

Joel mi ha dato una gomitata leggera, proprio per farmi notare quel micro-disturbo. Subito dopo, la proiezione è continuata normalmente, con immagini di bambini che sventolavano bandiere, lavoratori che sorridevano, e la scritta “Fine” accompagnata dall’inno di Mameli. Il pubblico ha applaudito con educazione. Alcuni si sono alzati in piedi. Mentre tutti uscivano, nel corridoio si è sparsa una voce rapida e sorda, come una corrente d’aria fredda. “Il regista… è morto”. All’inizio ho pensato a uno scherzo di pessimo gusto. Poi ho visto correre due uomini verso l’ufficio in fondo alla galleria laterale, vicino alla cabina di proiezione. Siamo usciti dalla sala e li abbiamo seguiti a passo svelto, cercando di non attirare l’attenzione.

La porta dell’ufficio era aperta. Dentro, disteso sulla moquette, c’era un uomo sui cinquant’anni. Il volto era livido, gli occhi aperti, e intorno al collo, una striscia di pellicola cinematografica, stretta come una cravatta letale. Sul tavolo, una bobina aperta, con un’etichetta scritta a mano: “Versione 2 – Taglio integrale”.

La polizia è arrivata poco dopo. Subito hanno chiesto chi fossimo e perché eravamo sulla scena del delitto. Prima che potessi rispondere, un poliziotto ha fissato lo sguardo verso di me.

«Quale onore avere il detective De Giorgi qui a Torino. In questo modo riusciremo a risolvere il caso in pochi giorni.»

Mi dimentico sempre che la mia fama di detective dura nel tempo, nel vero senso della parola. Non dovendo dare altre spiegazioni, mi sono messo subito al lavoro e, ho chiesto a Joel di ordinare come prima cosa di chiudere l’area e allontanare i curiosi. Ho notato un dettaglio importante: tra i rulli della pellicola sparsa sul pavimento, c’era una porzione mancante, come se qualcuno l’avesse tagliata via di proposito. Non si trattava di un errore di montaggio. Qualcuno aveva voluto nascondere qualcosa.

Joel mi ha guardato senza dire una parola. In quegli sguardi muti ci capiamo sempre: c’è una verità lì dentro, qualcosa che ha dato fastidio a qualcuno. Forse un dettaglio nascosto nel film. Forse quella piccola interruzione che abbiamo notato durante la proiezione. Dopo aver disposto la rimozione del cadavere ho chiesto di sigillare e far sorvegliare tutte le uscite del cinema. Siamo usciti in silenzio. Torino era ancora lì, con le sue strade acciottolate e il cielo limpido. Qualcosa era cambiato. E anche se non avevamo ancora capito cosa, sapevamo che non potevamo andarcene. Non ancora.

Consigliati per te