IL DETECTIVE DAVENPORT
DELITTO AL TRAMONTO
IL CASO SEAVIEW
ISBN: 9791282384223 (cartaceo)
Autore: Kalel Abellium
Titolo: IL DETECTIVE DAVENPORT
Sottotitolo: Delitto al tramonto - Il caso Seaview
Mese di pubblicazione: FEBBRAIO 2026
Numero di pagine: 174
Prezzo: € 12,00 (Brossura) - € 3,49 (E-book)
Genere: NARRATIVA. Giallo - Mistero
Il libro
Brighton. Durante un party esclusivo in una villa sul mare, Charles Rowntree viene trovato morto sulla spiaggia. Nessuno ammette niente. Tutti hanno un motivo per mentire. E qualcuno ha già iniziato a ripulire la scena del delitto.
Il detective Davenport arriva con il suo assistente Turner. L’indagine scava tra ricatti, foto compromettenti e un progetto chiamato SeaView, capace di comprare silenzi e spostare colpe. Quando un testimone rischia di crollare per un caffè arrivato nel momento sbagliato e un corriere viene fermato al bar "Tramonto" con materiale che non dovrebbe esistere, Davenport capisce che l’omicidio non è un gesto isolato.
LEGGI LE PRIME PAGINE
Delitto al tramonto: il caso SeaView
Sirene e lampeggianti avevano già messo in subbuglio la spiaggia quando arrivammo. Dietro il nastro c’era già la folla. Telefonini alzati. Brighton aveva già deciso di divertirsi. La sabbia sotto le scarpe: entrava ovunque, scricchiolava, si appiccicava alle suole e rendeva i passi più lenti del necessario. Granelli sulle mani dei tecnici, sui guanti, sulle custodie delle macchine fotografiche. Ogni gesto lasciava una traccia e, peggio, cancellava quella giusta.
Parcheggiammo la nostra auto all’imbocco della spiaggia. Davenport scese per primo. Cappotto troppo elegante per quel lavoro, valigetta rigida come se dentro ci fossero segreti di Stato. Faceva sempre così: arrivare con l’aria di chi non ha fretta. In realtà correva più degli altri, solo che lo faceva con la mente.
L’agente al cordone ci fermò con la mano.
«Area riservata.»
Mostrammo i nostri tesserini. Li guardò due secondi, poi si spostò. Stava cercando di capire se fossimo “quelli che risolvono” o “quelli che complicano” le cose.
«Chi comanda qui?» chiese Davenport.
«Sergente Miller, detective. Sta arrivando.»
«Bene. Intanto nessuno entra e nessuno tocca nulla.»
La scena era già stata vista, e quindi già contaminata. Ogni minuto in più aumentava la quantità di bugie spontanee.
Il corpo era poco oltre una zona di sabbia più scura e compatta, dove l’acqua aveva lasciato una specie di pellicola. Supino, leggermente ruotato. Camicia aperta quanto bastava per mostrare una macchia scura sul torace. Il sangue, in parte, aveva già preso la sabbia, come se la stesse comprando granello per granello. Faccia pallida, bocca semiaperta. Nessun bisogno di avvicinarsi troppo per capire che era finita.
«Identità?» chiese Davenport, già piegato sul cadavere.
«Charles Rowntree,» risposi. «Avvocato. Nome noto. Contatti con molte persone.»
La parola “avvocato” cambiò l’aria intorno a noi. Un paio di agenti si irrigidirono. Qualcuno in fondo al cordone smise di ridere. Quando muore un “nome grosso”, la città diventa improvvisamente prudente.
Davenport inclinò la testa verso il polso sinistro della vittima. C’era un segno, una linea più chiara sulla pelle. Un’ombra.
«E’ il segno di un cinturino,» dissi.
«Sì, quindi manca l’orologio,» completò.
Fece un rapido sguardo attorno al perimetro. Nessun luccichio metallico. Nessun oggetto abbandonato in fretta. Solo impronte confuse, sovrapposte, come un foglio scarabocchiato da troppe mani. Un orologio sparito poteva essere furto. Poteva essere paura. Poteva essere un ricordo. In tutti i casi, significava una cosa: qualcuno aveva avuto abbastanza tempo e presenza di spirito da prendere qualcosa.
Poco più in là c’era una borsa da picnic. Tessuto chiaro, manici in cuoio, due alloggi per bicchieri. Dentro, una bottiglia con il collo scuro e il resto già avvolto in un panno. Champagne, non birra. Una scena pensata, o una scena finta.
Un tecnico della scientifica fotografava da vicino.
«Quanti bicchieri?» chiese Davenport.
Il tecnico alzò lo sguardo. «Due alloggiamenti. Un solo bicchiere trovato.»
«Dov’è quello che è stato trovato?»
È stato isolato. Non l’abbiamo ancora repertato.»
«Quindi cena a due.» commentò Davenport.
«Oppure qualcuno ha portato via un bicchiere per non lasciarlo qui,» dissi.
«Oppure per metterlo dove non lo cerchiamo,» aggiunse.
Una dottoressa della scientifica si avvicinò. Guanti già sporchi, taccuino in mano, sguardo pratico di chi non ha bisogno di fingere stupore.
«Dottoressa. Causa e finestra temporale?» domandò Davenport
«Ferita penetrante al torace. Oggetto appuntito. Direzione dall’alto verso il basso. Tempo della morte: circa due ore.»
«Ferite difensive?»
«Non evidenti a prima vista.»
«Tossico?»
«Stiamo facendo le analisi in laboratorio.»
Il lavoro stava prendendo forma: corpo, oggetti mancanti, scena del delitto costruita, forse, con intenzione. Restava da capire quanto di quella intenzione fosse della vittima e quanto fosse del killer.
Arrivò il Sergente Miller. Corporatura muscolosa. Si fermò davanti a noi, abbassò la voce.
«Detective Davenport. Mi dispiace. La spiaggia era piena. Appena è arrivata la chiamata abbiamo fatto il possibile.»
«La chiamata da chi?»
«Un ragazzino. Ha visto l’uomo a terra e ha urlato. Poi è corso verso i chioschi.»
«Nome del ragazzino?»
«Elliot. Elliot Green. È là, con un collega.»
Indicò oltre il nastro. Un ragazzino magro, spalle strette, mani che non trovavano posto. Continuava a strofinarsi i palmi sui pantaloncini, come se potesse cancellare qualcosa.
«Qualcuno ha toccato il corpo prima di aver messo il nastro?»
Il Sergente esitò.
«Serve una risposta,» disse Davenport. «Non un’impressione.»
Miller si girò verso un agente. Due frasi in fretta, poi tornò. «Un civile si è avvicinato prima che bloccassimo la zona. Ha girato leggermente la vittima, per vedere se respirava. L’abbiamo allontanato subito.»
«Nome?»
«Non l’abbiamo preso. Era… agitato.»
«Allora lo prendiamo adesso. Descrizione?»
«Uomo, circa cinquanta, giacca chiara, capelli grigi. Diceva di essere medico.»
«Diceva.» Davenport fece pesare la parola senza alzare la voce.
Miller deglutì. «Sì. Diceva.»
«Se è medico, ha un nome e un tesserino. Se non è medico, ha un problema. In entrambi i casi, lo voglio qui.»
Miller annuì e partì a passi rapidi. Buon segno: aveva capito che non stava gestendo una “pratica”, ma un caso che avrebbe fatto rumore.
Davenport, intanto, puntò lo sguardo su un dettaglio che altri ignoravano: un bordo di carta che spuntava dall’interno della giacca di Rowntree. Piccolo, piegato, come un pensiero dimenticato.
«Guanti,» mormorò, già indossandoli. Tirò fuori il foglio e lo richiuse con cura, senza aprirlo.
«Turner,» disse. «Segna: foglio prelevato dalla tasca interna della giacca della vittima.»
«Non lo aprite?» chiesi.
Davenport infilò il foglio in una bustina trasparente. «Lo apro quando posso farlo senza perdere una traccia. O quando serve mettere pressione a qualcuno.»
«Pressione su chi?»
«Su chi ci dirà che Rowntree era da solo… E invece non lo era.»
Fuori dal cordone, la folla cresceva. Voci che si sovrapponevano. Un uomo con una giacca chiara teneva il telefono alto, fingendo di non riprendere. Un altro parlava all’orecchio di una donna, come se non si potesse notare.
«Nessuno si muova,» disse Davenport alzando la voce quanto bastava. «Chi si allontana adesso, poi lo inseguiamo. E si perde tempo.»
Qualcuno protestò. Qualcuno abbassò lo sguardo. Il bello della gente è che odia sentirsi chiamata in causa; quindi, spesso smette di fare la cosa sbagliata solo per non essere vista.
Davenport si avvicinò a me.
«Turner, abbiamo un obiettivo: capire con chi fosse la vittima,» disse piano.
«Certo ma ci sono troppi occhi e troppe versioni.»
«Dobbiamo partire dall’orologio scomparso e dal bicchiere mancante.»
«Direi di partire subito dal ragazzino,» dissi, guardando Elliot. «Prima che qualcuno gli metta in bocca una storia più comoda.»
Davenport annuì. Per una volta non aggiunse una battuta. Quando succedeva, significava che era concentrato sul caso.
Attraverso il nastro, Elliot fissava il corpo esanime sotto il lenzuolo. Occhi lucidi, mascella serrata. Un agente gli parlava con voce bassa. Elliot rispondeva a scatti, come se ogni parola gli costasse un pezzo di stomaco.
Se aveva visto qualcuno vicino a Rowntree, lo avrebbe detto a chiunque gli facesse la domanda nel modo giusto. Se non l’aveva visto, avrebbe comunque inventato qualcosa pur di riempire il vuoto. E il vuoto, nei casi come questo, uccideva due volte: prima una vittima, poi un’indagine.
«Si va da Elliot,» disse Davenport. «E poi troviamo il “medico”.»