DETECTIVE PER CASO
IL RITORNO DI JOEL
OTTOBRE
(volume 10 di 12)
ISBN BROSSURA: 9791282384100
Autore: Kalel Abellium
Titolo: DETECTIVE PER CASO - IL RITORNO DI JOEL
Sottotitolo: Ottobre
Mese di pubblicazione: NOVEMBRE 2025
Numero di pagine: 204
Prezzo: € 11,00 (Brossura) - € 3,99 (E-book)
Genere: NARRATIVA. Giallo - Mistero
Il libro
Il tempo non si lascia chiudere. Né le colpe, né le promesse.
Giorgio deve gestire la visita improvvisa di George, il ragazzo salvato nel crollo delle torri gemelle del 2001. Deve nascondere la realtà del diario.
Dopo i casi di Torino e Avigliana, crede di poter tornare a una vita normale. Ma il diario non conosce tregua.
Un bagliore improvviso lo trascina nel 1980, in una Venezia che odora segreti dimenticati.
Un nome cancellato dal tempo, una donna ritrovata sotto un ponte.
Proprio la sera di Halloween, George trova il diario e pronuncia la domanda che cambierà tutto.
“Giorgio, che cos’è questo diario? Dove sei stato tutti questi giorni?”
Detective per caso – Il ritorno di Joel – Ottobre 2025 è il decimo capitolo del ciclo de Il diario del 2025.
Leggi le prime pagine
Primo ottobre 2025
«Mi chiamo George. Sono il ragazzo che è vivo grazie a te e al tuo coraggio durante l’attentato alle Torri Gemelle.»
Il figlio di Rachel, la donna che avevo protetto e salvato a New York nel 2001, stava davanti a me. Era un ragazzo alto, con gli occhi chiari, uguali a quelli della madre. Lo avevo fatto entrare senza pensarci. Non potevo lasciarlo fuori, come non avevo potuto lasciare sua madre stesa sotto le macerie. Gli ho preparato un caffè. Sembrava un po’ impacciato. Il suo italiano era quasi perfetto, aveva una musicalità che mi colpiva.
«Mia madre non ha mai smesso di parlare di te» ha detto, fissando la tazza come se fosse una reliquia. «Per anni non mi ha raccontato nulla. Diceva solo che dovevo vivere la mia vita senza ombre. Poi, quando la malattia ha preso il sopravvento, mi ha confidato il segreto. Ha detto che quel giorno non si salvò da sola, che c’era un uomo che la coprì con una giacca e la spinse verso la luce. E che in quel gesto aveva salvato anche me, che ancora non ero nato.»
Mi si è stretto lo stomaco. Ricordavo Rachel con la mia giacca blu sulle spalle, lo sguardo perso e insieme determinato. Ricordavo anche il suo ventre materno carico di futuro. Quella vita adesso era davanti a me, adulta, venuta a chiudere un cerchio che non avevo mai pensato di riaprire.
«Non ho più saputo nulla di lei» ho balbettato, anche se conoscevo bene quello che era successo dopo il salvataggio.
«Mi raccontò che fu un miracolo: i medici le dissero che lo stress avrebbe potuto farle perdere il bambino, e invece io ho resistito. Crescendo, mi ripeteva che ero sopravvissuto due volte. La prima sotto la Torre Nord, la seconda quando sono venuto finalmente alla luce. E diceva che entrambe le volte dovevo ringraziare te.»
Non sapevo cosa rispondere. Non mi era mai capitato di dover vivere, nel mio presente, il passato voluto dal diario. Anche in quell’occasione avevo fatto semplicemente quello che Joel e il diario mi avevano spinto a gestire: aiutare una donna, sostenerla fino all’arrivo dei soccorsi, lasciare che fosse l’istinto a decidere. Non era mai successo che potessi ritrovarmi a rivivere un passato nel suo futuro. E invece quel futuro stava bevendo il mio caffè in cucina.
George ha preso un respiro più lungo. «Prima di andarsene, mia madre mi ha messo in mano una scatola. Dentro c’era la tua giacca o, meglio, ciò che ne restava dopo i lavaggi. C’era anche un biglietto da visita con scritto “De Giorgi - Avigliana”. Non ho capito subito. Poi, un giorno, guardando le foto di quella giornata, ho sentito dentro di me la tua voce che diceva a mia madre di resistere. E ho deciso di andare a cercare il mio salvatore.»
Continuavo a fissare le mie stesse mani. Erano mani che avevano stretto la madre e, indirettamente, lui. Avevo completamente dimenticato che dentro ci fosse un mio biglietto da visita. Joel aveva detto che tutto era stato cancellato… a quanto pare non tutto.
«Hai fatto bene» ho detto, e lo pensavo davvero. «Se vuoi restare qualche giorno, sei il benvenuto.»
«Non voglio disturbare.»
«Non disturbi. Qui il silenzio fa più rumore della gente.»
Si è messo a ridere, e quella risata toglieva un po’ di tensione ed emozione nell’aria. Ha posato lo zaino accanto al divano. Mi sono accorto che teneva una toppa dei pompieri di New York cucita a mano, storta ma fiera. «Era di mia madre» ha spiegato. «La portava sempre con sé, come un talismano.»
Abbiamo parlato a lungo di lei. Rachel inventava storie sulle date dei calendari, segnava un giorno a caso e diceva: “Qui accadrà qualcosa di buono”. Accendeva candele di cera d’api ogni volta che l’aria di Brooklyn diventava troppo pesante, perché quel profumo le ricordava la vita. Quando la malattia era peggiorata, parlava sempre di me con rispetto: “Un uomo che non ha voluto essere eroe e per questo lo è stato davvero”.
Avrei voluto interromperlo, ma sentivo che per lui era necessario raccontare quelle cose.
Così l’ho lasciato parlare, finché ha dichiarato chiaramente che era anche curioso del lavoro che facevo.
«Ho visto che sei un investigatore, dev’essere un lavoro molto affascinante.»
L’ho guardato per un secondo, sorridendo e poi, non so neppure perché, mi sono uscite queste parole: «Puoi seguirmi nelle cose che faccio se davvero ti affascina questo mondo. Quando la gente mi chiede aiuto, capita di trovarmi dentro storie complicate. Se vuoi, puoi starmi vicino e imparare qualche cosa di veramente interessante.»
«Ne sarei veramente onorato. Sono affascinato dal mondo investigativo.»
Gli ho offerto la stanza degli ospiti. Si è tuffato sul letto e si è addormentato di colpo.
Sono nel mio studio. Ho preso lo zaino in mano. Dentro c’era il diario, la mia condanna e il mio strumento di vita attuale. Ho scritto a Joel, sapendo benissimo che già conosceva tutto. La sua risposta è stata netta:
Qualcosa del passato è tornato incredibilmente. Attento a non rompere l’equilibrio attuale. Il diario deve essere sempre e solo il tuo strumento.
Era chiaro che non dovevo svelare a George l’esistenza del diario. E soprattutto dovevo fare molta attenzione perché lui condivideva con me quella casa.
Si è svegliato che era già sera. Abbiamo cenato davanti ad una pizza. Era la prima volta che qualcuno mangiava a casa mia. Parlava con calma, raccontava di New York, della vita frenetica di chi ci viveva.
Io lo ascoltavo e vedevo riflessa, attraverso di lui, la donna che avevo aiutato tra le rovine. Non potevo fare a meno di pensare che fosse come avere davanti la prosecuzione di quel giorno, il futuro che allora non immaginavo.
Ho guardato fuori dalla finestra. Le luci della notte ci stavano accompagnando verso un nuovo giorno.