DETECTIVE PER CASO

IL RITORNO DI JOEL

DICEMBRE

(volume 12 di 12)

Pagina speciale: Detective per caso - Il ritorno di Joel
Dodici mesi, tanti casi da risolvere e una grande sfida con il diario.
Vai alla pagina speciale

ISBN BROSSURA: 9791282384131

Autore: Kalel Abellium

Titolo: DETECTIVE PER CASO - IL RITORNO DI JOEL

Sottotitolo: Dicembre

Mese di pubblicazione: DICEMBRE 2025

Numero di pagine: 228

Prezzo: € 11,00 (Brossura) - € 3,99 (E-book)

Genere: NARRATIVA. Giallo - Mistero

Il libro

Trentuno giorni.
Due parole, e il diario ha smesso di giocare.

Giorgio è stato scaraventato nella Torino del 2010, dentro la Linea 1 della metropolitana: un medico non è mai arrivato a Vinzaglio… perché è morto prima, in mezzo a un blackout e a una frenata nel buio.

Solo che stavolta il diario ha alzato la posta: George è sparito. E la frase apparsa sulla carta è stata una condanna: George vivrà se Giorgio risolverà tutti i casi di dicembre.

Joel può intervenire appena, nei margini, come se il tempo gli avesse messo il bavaglio. Intanto, ogni giorno è una prova diversa: indizi chirurgici, silenzi che puzzano di sala operatoria, trappole che sembrano scritte apposta per farti sbagliare.

Poi arriva la vera scadenza. Quella che non perdona: 31 dicembre, mezzanotte. Un ordigno. Un sabotatore. E un diario che non vuole più essere “lo strumento”… vuole essere il padrone.

Dicembre non è un caso. È l’ultima battaglia.
E se Giorgio perde, perde la possibilità di scegliere il suo tempo.

Leggi le prime pagine

Primo dicembre 2025

 

“Trentuno giorni.” Niente altro. Due parole che mi hanno tenuto sveglio tutta la notte. Anche George non aveva dormito, lo si capiva dalle occhiaie e dai continui sbadigli che faceva a colazione. Avevamo appena finito di sorseggiare il cappuccino quando il tonfo del diario ci ha portato alle porte “dell’ultima battaglia”.

Il diario era aperto sul primo dicembre. La scritta blu era già apparsa. Joel non poteva più intervenire se non nei margini della pagina, dove il diario non aveva potere.

Torino, 2010. Linea 1. Il medico non arriverà alla fermata Vinzaglio.

La luce bianca ha invaso la cucina e di colpo mi sono ritrovato nel 2010, all’interno della stazione metropolitana XVIII Dicembre. George però non era al mio fianco. L’ho chiamato, ho urlato il suo nome ma lui non c’era.

George vivrà se risolverai tutti i casi di dicembre.

Non avevo altra scelta che seguire il caso dove il diario mi aveva portato.

La stazione XVIII Dicembre era affollata. L’orologio segnava le 7:58. Le scale mobili vomitavano gente con il viso ancora addormentato. Davanti a me il treno stava per chiudere le porte. Mi sono lanciato dentro all’ultimo istante. Il convoglio ha iniziato la sua corsa nel ventre della città.

La metropolitana di Torino nel 2010 era nuova, asettica, quasi troppo pulita per sembrare vera. I neon disegnavano luci fredde sui volti dei passeggeri. Alcuni leggevano, altri fissavano il vuoto. Mi guardavo intorno, cercando di capire chi potesse essere “il medico”.

Un uomo sui cinquanta, in giacca di velluto blu, sfogliava un fascicolo pieno di appunti. Il polso sinistro portava un orologio d’argento con incisioni. Accanto a lui, una borsa di pelle con sopra un’etichetta: Dott. Riccardo Fenoglio, Dipartimento di Chirurgia, Ospedale Molinette. Fermata a Porta Susa: una massa di persone è salita sul treno. Dopo la ripartenza il vagone ondeggiava dolcemente, e per un istante tutto è sembrato normale. Poi, mentre il treno entrava nel tratto tra Porta Susa e Vinzaglio, il convoglio ha avuto una brusca frenata. Quattro o cinque secondi di buio reale, poi le luci di emergenza si sono accese.

Un colpo secco. Un tonfo sordo. Il treno si è fermato. Quando le luci sono tornate, l’uomo che osservavo non si muoveva più. Aveva il capo reclinato sul petto, la mano ancora sulla borsa.

Un istante di silenzio, poi le urla. Una ragazza ha gridato. Tutti si sono voltati verso quel cadavere colpito a morte da uno sconosciuto. Dalla gola del medico colava una sottile linea di sangue, quasi invisibile, che si perdeva nel colletto della camicia e una piccola pozza sotto il sedile. Nessuno aveva notato niente. Tutti parevano spaventati per quanto accaduto. E in mezzo a loro, anche chi aveva colpito si mischiava al panico, perfettamente mimetizzato. Mentre attendavamo i soccorsi, ho detto a tutti i presenti che ero un investigatore e che dovevano lasciare libero lo spazio dove il medico era stato colpito. Al suo fianco ho notato un bisturi, sicuramente l’arma del delitto. L’ho prelevato con un fazzoletto e l’ho messo da parte lontano dai passeggeri.

Dopo quasi quindici minuti il treno è stato fatto ripartire per giungere alla fermata Vinzaglio.

Le porte si sono aperte, la folla è stata fatta uscire ma nessuno ha potuto abbandonare la banchina. L’altoparlante invitava i presenti a non abbandonare l’area. Eravamo tutti sospettati.

Una donna ha parlato ad alta voce indicando me:

«Lui era vicino al dottore. Ha raccolto qualcosa da terra e lo ha messo da parte.»

«Sì, ero vicino alla vittima, come tutti gli altri. C’è stata la frenata e il blackout. Chiunque avrebbe potuto colpire indisturbato.»

Un agente della polizia mi ha fissato con uno sguardo che non lasciava scampo.

«Resti qui. Arriva il Commissario Franceschini.»

Il nome mi ha tranquillizzato, perché lui mi conosceva molto bene… peccato essermi dimenticato che nel 2010 Franceschini era molto più giovane e non aveva ancora avuto occasione di lavorare con me.

Quando il commissario è arrivato mi ha guardato come se avesse trovato già il colpevole.

«Bene. Un assassino che dice di essere un investigatore. Questa è la scusa migliore che ho sentito in questi miei primi anni da commissario.»

Il diario mi stava tessendo una trappola.

«Mi chiamo Giorgio De Giorgi. Sono realmente un investigatore. È una coincidenza che io sia qui. C’è stata la frenata e poi le luci si sono spente. Tutto qui.» Non potevo dire che era stato il diario a mandarmi.

Ha guardato il corpo, poi me.

«Coincidenze del genere non piacciono ai magistrati. Fino a prova contraria, lei è il primo sospettato. C’è una testimone che dice di averla vista con l’arma del delitto in mano.»

Mi hanno portato fuori dalla stazione tra gli sguardi della gente.

In commissariato, Franceschini sedeva dietro la scrivania, il tono stanco ma fermo.

«Il medico è morto per un taglio netto alla giugulare esterna. Preciso, chirurgico. Il bisturi è stato visto dalla testimone nelle sue mani, niente impronte. Nessuno ha visto nulla perché era buio. Non sembra strano?»

«Il medico era già stato colpito. Non volevo che si perdesse l’arma del delitto. Ecco perché l’ho messa da parte. Sembra solo una trappola, commissario.»

«Già. E lei, guarda caso, era sul posto giusto nel momento giusto. Proprio una vera coincidenza.»

Non ho risposto. Il diario era nello zaino. Sentivo il battito leggero delle sue pagine, come un cuore impaziente.

Franceschini si è alzato, ha camminato verso la finestra e poi si è voltato. In quel momento ho sentito che il diario voleva parlarmi. Il tempo pareva essersi fermato. Ho preso il diario e l’ho aperto. Nel margine della pagina di oggi Joel aveva scritto.

Il dottor Fenoglio era sotto indagine per alcuni interventi sperimentali. Si parlava di pazienti morti in circostanze poco chiare. Forse qualcuno, o meglio, qualcuna, ha deciso di chiudere il conto.

Ho trattenuto il respiro. Chi mi aveva accusato davanti a tutti era stata proprio una donna. Forse era proprio lei l’assassina.

Dopo un’ora di domande inutili, mi hanno lasciato andare “in attesa di verifiche”. Ma sapevo che non era finita. Appena fuori dal commissariato, il diario è tornato a vibrare. Joel aveva nuovamente scritto.

Il diario ti ha incastrato bene, Giorgio. Lui sa benissimo chi è la colpevole ma neppure io riesco a leggere tra le sue righe. Chi ha maneggiato quel bisturi sapeva esattamente dove colpire. Dietro questa storia c’è un esperimento mai archiviato, qualcosa che il dottor Fenoglio aveva scoperto e non doveva raccontare.

La nebbia era tornata a scendere, lenta, densa.

Dovevo cercare quella donna che aveva colto al balzo la mia presenza sul treno. Se fosse stata coinvolta sicuramente anche lei avrebbe dovuto essere un medico.

La notte è arrivata. Il diario non mi concedeva nessuna possibilità di ritorno al presente. Ero completamente solo. Joel bloccato, George nascosto in chissà quale pagina del diario. Il primo giorno della grande sfida volge al termine, ma ora come non mai sono determinato a portare a termine questa avventura. La carta non può vincere sull’uomo.

Consigliati per te