VIALE DEI MISTERI 17

Non è un omicidio qualsiasi.

Non è una chat come tutte le altre.

Bastano due scene per capire se ti prende.

Cos'è... in una frase

Il 20 maggio, alle 23:06, una telefonata anonima segnala un cadavere nel condominio di Viale dei Misteri 17.

Al quarto piano, dentro l’ascensore bloccato, giace Federico Barolo.

Niente sangue, nessun evidente segno di colluttazione. Accanto al corpo, una siringa.

Tre righe che fanno decidere

Il gruppo WhatsApp condominiale si riempie di insinuazioni, screenshot e messaggi cancellati.

La chat diventa un campo di battaglia, dove il confine tra chi cerca la verità e chi vuole nasconderla si fa sempre più sottile.

Chi voleva morto Federico Barolo? E chi teme ciò che potrebbe ancora rivelare?

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Qui trovi l’estratto. Se dopo due scene non ti prende, hai ragione tu.

20 MAGGIO – ORE 23.06

«Commissariato di Ombriano.»

«C’è un uomo morto nell’ascensore del condominio Viale dei Misteri 17. Credo sia stato ucciso. Venite.»

Una chiamata secca, anonima, senza esitazioni. Otto secondi che cambiano tutto. Otto secondi che aprono un varco tra la normalità e qualcosa che normale non sarà mai più.

È una sera tranquilla, in quel modo stanco in cui solo i condomini di vecchi palazzi sembrano sprofondare. Il cortile interno è vuoto, le finestre sono in gran parte spente, o rischiarate dalla luce azzurrina dei televisori accesi senza entusiasmo. Un vento leggero muove le foglie dei tigli sul marciapiede, e lo scricchiolio del vecchio cancello sembra un gemito d’avvertimento.

Poi accade.

L’ascensore si blocca al quarto piano. Nessun segnale. Nessun allarme. Solo un suono profondo, metallico, quasi ovattato, come se qualcosa, o qualcuno, avesse interrotto il meccanismo in maniera innaturale.

La cabina è ferma. Dentro, il corpo di un uomo riverso a terra come un burattino a cui hanno tagliato i fili. L’orologio al polso segna le ore 23:06. Lo stesso orario della chiamata.

La luce interna dell’ascensore sfarfalla. Il profumo intenso da uomo, troppo intenso, arriva subito dopo. All’inizio è impercettibile. Poi diventa un annuncio, un segnale che sfonda le fessure delle porte e si insinua nelle narici di chi vive, in quel luogo, da anni.

Franca, la portinaia, è ancora sveglia. Come sempre. Seduta sulla sua sedia usurata, con una coperta sulle ginocchia e la televisione accesa a volume basso. Un occhio allo schermo, l’altro al monitor delle videocamere. Lo nota subito: un’anomalia sul piano dell’ascensore. L’indicatore è fermo. Non scende. Non risponde.

La videocamera del corridoio del quarto piano è sfocata, disturbata. Non si distingue nulla. Ma il vuoto che circonda quella porta sigillata dice molto di più di quanto mostrerebbe un’immagine chiara.

Il profumo intenso si diffonde lentamente, come un presagio. Qualcuno, al secondo piano, apre una finestra per fumare e trattiene il respiro. Un altro, sul primo, si sveglia infastidito, credendo che sia l’ennesima perdita dai tubi dell’impianto idraulico. Ma la sensazione che qualcosa sia accaduta si insinua in ogni angolo del palazzo.

Alle 23:17, due auto della polizia arrivano senza sirene. Nessun clamore. Solo fari spenti all’ingresso e scarponi rapidi sul selciato. Suonano alla portineria. Franca li fa entrare con un gesto della mano e il volto stravolto. Gli agenti salgono a piedi fino al quarto piano.

L’ascensore viene aperto con la chiave tecnica. Il corpo è immobile. Un uomo sulla sessantina, ben vestito, volto noto a chi abita in quel condominio da anni. Si chiama Federico Barolo. Un condomino difficile, litigioso, pieno di denunce, lettere, minacce, segnalazioni.

Gli agenti non trovano sangue, né evidenti segni di colluttazione. Ma le mani dell’uomo sono contratte, le nocche rigide. C’è qualcosa nel suo sguardo vuoto che parla di paura. Di una paura improvvisa e definitiva. Accanto a lui una siringa.

Alle 23:40, il corpo viene rimosso. Viene portato via tra due ali di silenzio. Nessuno esce, ma molti sono svegli. I vetri scuri delle finestre riflettono i lampeggianti blu che disegnano ombre mobili sul cortile. Il palazzo respira come un’entità viva, sospettosa, tesa.

Gli agenti passano in rassegna ogni piano. Fanno domande rapide, controllano le telecamere, visionano le registrazioni digitali. Ma c’è un vuoto. Dalle 22:50 alle 23:10, alcune videocamere smettono di funzionare. Blackout parziale. Nessun segnale. Nessun accesso registrato.

All’ingresso, qualcuno ha spento una sigaretta di tipo Marlboro Rosse. Dettaglio apparentemente insignificante. Se non fosse che nel palazzo, Barolo era l’unico noto per fumare quel tipo.

La portinaia conferma che l’ascensore funzionava correttamente fino alle 23:06, ora in cui lo vede fermo al quarto piano. Nessuno esce o entra nell’ascensore. Dopo di che, niente. Neppure una chiamata. Come se l’intera struttura fosse stata isolata. Sabotata.

Alle 06:12, la polizia lascia l’edificio. Nessun arresto. Nessun annuncio. Solo la comunicazione ufficiale: “Morte sospetta. In corso accertamenti.”

Il portone si chiude con un clic. I condomini restano nei loro appartamenti. Nessuno si muove. Nessuno dorme.

Poi, alle 07:23, un suono rompe il silenzio. Quello di una notifica WhatsApp. Una sola. Poi un’altra. E un’altra ancora. Il gruppo condominiale prende vita. Una valanga digitale di paure, insinuazioni, screenshot, frasi mozzate, messaggi cancellati.

Ma tutto questo è solo l’inizio.

Quella chat, quel luogo virtuale, diventerà presto il vero campo di battaglia.

Barolo non era solo un vicino odiato. Era anche un uomo che raccoglieva segreti. Li archiviava. Li usava. E ora che è morto, tutti si chiedono cosa abbia lasciato scritto. Cosa abbia registrato. E, soprattutto, chi sapesse troppo.

Una domanda sospesa come una lama sopra ogni appartamento:

“Chi voleva morto Federico Barolo?”

 

21 MAGGIO – ORE 07:23

 Franca🧹      Io ve lo dico, mai vista una roba del genere in quarant’anni che faccio la portinaia, mai.

 Franca🧹       Federico Barolo l’hanno trovato morto dentro l’ascensore. Come un cane, poveretto, da solo.

Franca🧹       Una scena che m’ha fatto venire la pelle d’oca, giuro. Che disgrazia, neh. La polizia è andata via da poco, ma qui l’aria è ancora pesante.

Franca🧹       L’avete sentito anche voi quel profumo?

Franca🧹       Lì, nell’atrio. Troppo forte per essere normale, fidatevi. Secondo me l’han spruzzato apposta, per coprire qualcosa. Magari il profumo di chi ha fatto il danno.

Franca🧹       O peggio ancora… l’odore della morte.

Chi potrebbe essere l'assassino?

Franca Barzaghi – Portinaia 🧹

Età: 67 anni

Stato civile: Vedova

Appartamento: Piano terreno, vicino alla portineria

È una presenza fissa del palazzo, sa tutto di tutti. Tiene un archivio mentale dettagliatissimo delle vite altrui. Adora le piante, la pulizia e la puntualità. Non ha figli ma considera il condominio "la sua famiglia". Apparentemente burbera, ma profondamente coinvolta nelle vite altrui.

Luca Romano – Hacker 🧔🏼

Età: 27 anni

Stato civile: Single

Appartamento: Terzo piano

Riservato, brillante, passa ore davanti al computer. Lavora nel settore cybersecurity ma non lo dice a nessuno. Parla poco, scrive molto. Ha accesso a molte informazioni.

Marco Ventresca – Personal Trainer 🏋️‍♂️

Età: 38 anni

Stato civile: Single

Appartamento: Piano terreno

Muscoloso, allegro, un po’ cafone. Tratta tutti con una certa ironia. Tiene corsi di fitness nel cortile condominiale, spesso non autorizzati.

Giulia – La Signora Misteriosa 👠

Età: Tra i 30 e i 40 anni

Stato civile: Ignoto

Appartamento: Terzo piano

È arrivata da poco. Nessuno sa da dove venga. Dice di lavorare in smart working, ma le luci di casa sua si accendono anche quando non c’è. Non ha social. O forse li ha, ma con un altro nome. In chat scrive poco, ma legge tutto. Sembra invisibile. Ma sa di essere vista.

Anya De Santis – Influencer 🥳

Età: 24 anni

Stato civile: Single, molto attiva online

Appartamento: Secondo piano

Sempre connessa. Vlog quotidiani, reels, TikTok e Instagram stories. Cerca visibilità in ogni situazione, anche nei momenti tragici. Veste alla moda, parla in slang.

Fatih – Fattorino 🇹🇷

Età: 29 anni

Stato civile: Fidanzato

Appartamento: Primo piano

Straniero, gentile, riservato. Parla un italiano incerto ma si fa capire. Lavora fino a tardi. Molto educato, ma spesso bersaglio di pregiudizi.

Prof.ssa Luisa Manenti – Insegnante ✍️ Età: 59 anni

Stato civile: Separata

Appartamento: Primo piano

Ex docente di lettere, pensionata.

Separata da anni, vive sola, ma tiene sul comodino due fedi: la sua e quella dell’uomo che l’ha lasciata.

Scrive ancora diari cartacei con penne stilografiche, numerando ogni pagina.

Corregge mentalmente i messaggi della chat, ma non lo dice a nessuno.

Non dimentica, e non perdona.

Ricky & Vale – La Coppia che Litiga 🔥

Età: 35 (Ricky), 33 (Vale)

Stato civile: Conviventi, in crisi perenne

Appartamento: Secondo piano

Giovani, conviventi, mai ufficialmente fidanzati, mai davvero separati. Litigano anche via chat, spesso per farsi leggere dagli altri. Ricky è convinto che il condominio sia sotto sorveglianza. Ha un canale Telegram privato dove archivia screenshot di ogni messaggio sospetto.

Vale posta frasi motivazionali su Instagram, ma legge solo le chat condominiali.

Si amano, forse. O si osservano soltanto.

Alberto Caprani – Amministratore 💼

Età: 52 anni

Stato civile: Sposato, la moglie vive altrove

Appartamento: Quarto piano

Uomo diplomatico, apparentemente neutrale ma in realtà molto preoccupato della sua reputazione. Cerca di mantenere ordine ma è spesso in imbarazzo.

Cosa trovi dentro

Una chat condominiale piena di tensione e suspence

Un'assassino che si prende gioco di tutti gli altri

Una confessione finale che sicuramente non ti aspettavi

Leggi l’estratto... attento ai gruppo WhatsApp dove sei inserit@