DETECTIVE PER CASO
IL RITORNO DI JOEL
NOVEMBRE
(volume 11 di 12)
ISBN BROSSURA: 9791282384117
Autore: Kalel Abellium
Titolo: DETECTIVE PER CASO - IL RITORNO DI JOEL
Sottotitolo: Novembre 2025
Mese di pubblicazione: Novembre 2025
Numero di pagine: 222
Prezzo: € 11,00 (Brossura) - € 3,99 (E-book)
Genere: NARRATIVA. Giallo - Mistero
Il libro
Giorgio De Giorgi, ex cuoco diventato “detective per caso”, ha passato mesi a inseguire omicidi, sparizioni e salti nel tempo. Credeva di avere preso le misure al diario che scrive da solo. Adesso si ritrova davanti a qualcosa di peggio: il diario ha smesso di usare solo lui. Ha scelto George.
Una notte il ragazzo trova il diario aperto sulla scrivania. Sulle pagine compare una destinazione impossibile da ignorare: Parigi, Louvre, anno 2000. Da quel momento il tempo inizia a piegarsi: furti d’arte, copie della Gioconda che nascondono messaggi, piste che dalle sale del museo portano fino alle stazioni affollate di Torino e Milano.
Giorgio prova a proteggere George, Joel sente di essere messo da parte, il diario sembra divertirsi a spostarli come pedine. Ogni viaggio nel tempo aggiunge un pezzo di verità e cancella una sicurezza. Ogni scelta ha un prezzo sempre più alto.
Nel penultimo capitolo della serie “Detective per caso – Il ritorno di Joel”, la domanda non è più solo “chi è il colpevole?”, ma “quanto puoi rischiare per cambiare una pagina già scritta?”.
Il diario ha segnato il mese di novembre.
Un solo obiettivo: raggiungere la fine dell'anno.
Leggi le prima pagine
Primo novembre 2025
«Cos’è? Uno scherzo di Halloween? Ormai la mezzanotte è passata. Ho trovato il diario sulla scrivania. Era aperto, ma non c’era scritto nulla. Poi si è illuminato. Le pagine si sono mosse, e ho visto il tuo nome, Venezia. E poco dopo sei apparso davanti a me. Giorgio, che cos’è questo diario?»
La domanda di George è rimasta sospesa nell’aria, in attesa della mia risposta. Mi sono limitato a guardarlo per qualche secondo, cercando di capire quanto potesse reggere ciò che stava per sentire. Aveva ancora il diario tra le mani, lo toccava con la cautela di chi teme di rompere qualcosa che non conosce. Gli ho chiesto di posarlo sulla scrivania. Lo ha fatto lentamente, come si fa con un animale addormentato.
Ho iniziato dal principio, dal 2023. Gli ho raccontato di quando ho ordinato il diario tramite Internet e di come, lo stesso giorno, me lo avevano recapitato a casa. Gli ho raccontato, senza neppure capirne il motivo, di come le parole erano comparse da sole, di colore rosso, senza spiegazioni. Frasi brevi, precise. All’inizio pensavo fosse un trucco di qualche tipo, inchiostro reattivo o suggestione. Poi è arrivato il primo viaggio e la prima missione. Ho evitato di usare parole come “magia” o “miracolo”. Ho preferito dire che il diario sceglie dove e quando andare, e che non chiede mai permesso. Ogni volta che l’ho aperto, qualcosa ha reclamato la mia attenzione nel punto esatto in cui il tempo aveva lasciato un debito insoluto.
George non diceva nulla. Mi ascoltava con lo sguardo fisso, gli occhi un po’ più interrogativi del solito, come se stesse guardando dentro la mia voce. Io ho continuato. Gli ho spiegato che il diario mi ha legato alle sue pagine fino alla fine dell’anno. Erano successe cose incredibili in quel mese di Gennaio del 2023 che mi avevano spinto a non volerlo più usare e a chiuderlo dentro un armadio fino a che, casualmente, si è palesato di nuovo davanti a me dicendo che dovevo portare a termine la mia missione, che ero vincolato a lui fino a che non avessi concluso un anno intero di indagini. Ho capito che ignorarlo significava provocare conseguenze, quindi dovevo portare a termine questa missione. Gli ho confidato che è grazie al diario se ho salvato la vita di sua madre Rachel. George aveva uno sguardo emozionato ma, allo stesso tempo, spaventato. Non ho menzionato Joel. Non ancora. Alcune presenze hanno bisogno del loro tempo per farsi comprendere.
Quando ho terminato, George ha passato un dito sulla copertina come per saggiare la temperatura. Ha chiesto se potesse aprirlo. Gli ho detto di sì. L’ha fatto, e per un istante ho creduto che non sarebbe successo nulla. E anche io lo credevo. Poi, all’improvviso, nella pagina di oggi, primo novembre, le lettere si sono formate lente, una dopo l’altra.
Parigi, anno 2000. Louvre. Ritrova ciò che non doveva essere toccato.
George ha fatto un passo indietro, spaventato. Gli ho detto di non avere paura. Senza pensarci troppo ho teso la mia mano verso la sua. Nello stesso istante in cui le nostre dita si toccavano, la classica luce bianca ha invaso l’intero studio. In una frazione di secondo eravamo in mezzo a una galleria immensa. Le pareti del Louvre ci circondavano con il loro silenzio dorato. Il pavimento di marmo rifletteva i nostri passi come se non appartenessero a nessuno.
George ha girato su sé stesso, disorientato. Non servivano parole per capire cosa stesse pensando: il mondo che conosceva aveva appena perso la gravità. Io sapevo già dove eravamo finiti. Il diario aveva scelto un luogo preciso. Toccava a noi scoprire quale fosse stato il nostro compito.
Dalla galleria laterale è comparsa una figura. Il passo era deciso, il sorriso appena accennato. Joel. Quando ci ha visto, ha cambiato il suo sguardo. Per la prima volta da quando lo conosco, l’ho visto spiazzato.
«Tu non dovresti essere qui», ha detto ad alta voce.
«E tu chi saresti?» ha chiesto George ingenuamente.
«Lui è Joel… Joel Ferrél. Non ti dice nulla questo nome?» ho risposto cercando di trattenere il sorriso.
«Il Commissario Capo Ferrél? Giorgio dimmi che questo è uno scherzo. Io vedo solo un folletto vestito con un mantello viola… non vedo altro.»
In quel momento ho capito che il diario restava fermo nelle sue realtà in ogni occasione.
«Guarda meglio, George. Osservalo attraverso quello specchio» ho detto indicando un grande specchio nella parete.
George ha strabuzzato gli occhi, continuava ad osservare Joel e a guardare lo specchio. L’immagine riflessa mostrava il vero Joel, quello che tutti potevano osservare quando si palesava fisicamente. Nel diario, forse per gioco, appariva come un folletto di altri tempi.
«Se abbiamo finito con questo spettacolo, direi che siamo nella merda.» ha concluso Joel lasciandomi basito per la sua espressione verbale.
«In che senso siamo nella… si quello che hai detto tu.» ha chiesto George.
«La questione del diario doveva rimanere tra Giorgio e il sottoscritto. Non era previsto che altri entrassero nuovamente nel diario. Sappiamo bene quello che succede a chi non è gradito a queste pagine.»
«Joel, non è colpa mia. Io ho fatto di tutto, come sempre, per nascondere questo diario. Pare quasi che sia stato proprio lui a volere che George lo trovasse.»
«Ormai il diario ha trovato il suo potere. Io e te siamo diventati i suoi strumenti. Mancano due mesi, Giorgio. Due mesi lunghi e intensi che ci metteranno a dura prova, tanto più che dovrebbe pensare adesso anche a questo ragazzino.»
«Questo ragazzino, come dici tu, ha vissuto una vita molto particolare. Se sono vivo è grazie a Giorgio che ha salvato mia madre. Ma l’ha potuta salvare proprio perché è il diario che lo ha mandato. Se mi ha fatto arrivare fino ad Avigliana, forse è perché è che vuole che io sia parte di questa avventura.»
«Forse George ha ragione» ho aggiunto osservando Joel. Lui si è avvicinato, gli occhi attenti, la bocca leggermente serrata. Ha scrutato George come si osserva un dettaglio che non rientra nella cornice. Poi ha scosso la testa con un mezzo sorriso, e quella sua solita ironia controllata è tornata al posto giusto.
«Va bene. Tanto ormai siamo in ballo e quindi non ci resta che andare avanti. Ma stai molto attento. Tutto quello che succede all’interno del diario può causare danni irreversibili nel futuro se non si sta alle sue regole.» ha concluso, muovendo i passi verso la sala della “Gioconda”. La cornice era illuminata in modo che, da dietro la teca, la pittura sembrasse respirare da sola. Joel ha indicato un punto del soffitto, quasi impercettibile, dove un riflesso metallico vibrava lentamente.
«Entreranno da quel punto», ha detto. Il tono era quello di chi sapeva già cosa stesse per succedere.
George seguiva ogni parola con attenzione, ma si vedeva che cercava ancora di capire dove fosse la linea tra sogno e realtà. Aveva capito di essere dentro qualcosa di più grande, e quella consapevolezza lo affascinava quanto lo spaventava.
Joel ci ha guidati lungo il corridoio. Le sale del Louvre, di notte, hanno un suono diverso. I quadri sembrano spiare i passaggi, e ogni passo riecheggia con un rispetto che rasenta la devozione. Una volta raggiunta la porta di uscita, senza essere stati notati da nessuno della sorveglianza, Joel ci ha salutati.
«Ora è tempo di andare a dormire e far respirare questo ragazzo. Ci vediamo domani mattina alle dieci all’ingresso della sala della “Gioconda”. Avete una prenotazione già fissata nell’hotel qui di fronte.» Come era apparso, Joel si è dileguato. Noi ci siamo diretti in hotel. Lo sguardo di George era ancora incredulo. Essere a Parigi nel 2000 per lui era una cosa inconcepibile, considerato che era nato l’anno successivo.